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Assistenza sanitaria a popolazione marginalizzata italiana e straniera

     Chi siamo

  • Siamo una Onlus che fornisce assistenza sanitaria a popolazione marginalizzata italiana e straniera anche in strada.

     Ci rivolgiamo a:

  • Tutte le persone che per qualsiasi motivo sono escluse dalle cure del sistema di assistenza sanitaria nazionale: immigrati, extra-comunitari irregolari, ma anche soggetti regolari italiani e non, che non possono accedere alle cure (senza fissa dimora, alcolisti, Rom, rifugiati politici e richiedenti asilo....)

     Solidarietà internazionale

  • I soci piemontesi di Medici Volontari Italiani, insieme a Le Piccole Serve del Sacro Cuore di Gesù, hanno realizzato da tempo a Ambatondrazaka in Madagascar un attrezzato ambulatorio oculistico e consolidato negli anni una preziosa attività medica che comprende prestazioni di chirurgia, del tutto gratuita e molto apprezzata dalle comunità locali.
  • MVI sostiene il dispensario a Nagafou, villaggio nell’interno della Costa d’Avorio. Il dispensario (Centro di cure infermieristiche di Nagafou, Tanda – Costa d’Avorio) è divenuto operativo il 25 marzo 2019. E’ un centro sanitario primario a gestione comunitaria, che partecipa al Programma nazionale per la lotta contro la malaria e conta esclusivamente sull’impegno  di volontari e sulla donazione di farmaci

​     La nostra Struttura al  31/12/2020​

  • Numero dei dipendenti: 1
  • Numero dei soci: n.51
  • Numero dei volontari: n.71
    Tra tutti questi figurano: 57 medici / 2 farmacisti / 4 infermieri / 22 autisti di UMM / 23 altri operatori attivi  (front office sede, amministrazione, ufficio stampa, grafica ecc..) / 15 altri soci o volontari 
     

      La nostra attività nel 2020: colpiti dalla pandemia

La pandemia ha significativamente penalizzato l’attività svolta da Medici Volontari Italiani. L’associazione nel 2020 ha infatti dovuto sospendere del tutto le prestazioni mediche per alcuni mesi. E anche quando è stato possibile riprenderle, dopo aver provveduto alla messa in sicurezza degli ambienti e degli operatori, non si è potuto tornare alla piena operatività. Durante la chiusura forzata MVI ha collaborato con il Comune nella gestione del covid hotel Michelangelo, assicurando alla struttura per due mesi il necessario presidio medico. Ma l’attività abitualmente svolta nel suo poliambulatorio, presso le due sedi di Pane Quotidiano e di sera attraverso l’Unità Medica Mobile per le strade della città ha chiaramente risentito dell’emergenza, passando nel complesso dai 2723 pazienti del 2019 a 1277.

 

 

Il 2020 si configura così come un periodo anomalo, che interrompe il graduale progresso degli ultimi anni, con risultati non solo inferiori al 2019, ma ai minimi dal 2017. Il poliambulatorio di via Padova ha registrato 419 pazienti, a fronte dei 629 dell’anno precedente, corrispondenti a 832 visite (contro 1.518). Le giornate di visita sono state infatti solo 96 (279 nel 2019). L’ambulatorio che gestiamo presso la sede di Pane Quotidiano in viale Toscana è stato chiuso per gran parte dell’anno dalla onlus che ci ospita, che per ragioni di sicurezza ha strettamente limitato l’accesso alla propria area. Si sono così avute solo 267 visite (erano state 1.639 nel 2019) per 178 pazienti (contro 681). Anche l’attività svolta con l’unità medica mobile presso l’altra sede milanese di Pane Quotidiano, in viale Monza, ha funzionato a regime ridotto, con soli 102 pazienti, per 156 visite. Analogamente, essendosi molto ridotte le uscite serali dell’Unità Medica Mobile per le strade della città, le persone visitate si sono dimezzate, passando da 1148 nel 2019 a 578.

A questi numeri vanno aggiunti i circa 600 controlli effettuati nell’ambito del Piano Freddo del Comune di Milano, che da molti anni affida a MVI lo screening per l’idoneità all’accesso dei senza dimora alle strutture di accoglienza comunitaria nei mesi invernali.  Anche in questo caso la pandemia ha prodotto un effetto negativo e forse inatteso, riducendo di un terzo le visite che erano state 900 nella campagna 2019-2020. Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, il covid non ha spinto i bisognosi a evitare sistemazioni notturne precarie, che li espongono maggiormente a malattie, ma sembra avere scoraggiato l’accesso alle strutture pubbliche di accoglienza, per il timore di contagi negli spazi comuni e per le più rigide procedure di ammissione. 

     

           

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